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PREVENZIONE: CHE COSA SI STA FACENDO
NEI MARI ITALIANI |
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 Osservatorio
anti-tsunami |
 
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di Luca Sciortino |
 2/5/2005 |
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 Guido Bertolaso,
responsabile della Protezione
civile. | L'istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia ha messo a punto il primo punto
d'osservazione sottomarino abissale in Europa al largo
dell'Etna. Un passo forse decisivo per monitorare
l'attività sismica nel Mediterraneo
«Un’infrastruttura unica in
grado di sostenere ricerche di frontiera tra le più
avanzate al mondo». Con queste parole Enzo
Boschi, presidente dell’Ingv, l’istituto nazionale
di geofisica e vulcanologia, ha definito il primo
osservatorio sottomarino abissale in Europa per ricerche
nel campo della fisica delle particelle e della
geofisica appena entrato in funzione 25 chilometri al
largo dell’Etna.
Si tratta di un passo decisivo
nella realizzazione di un progetto che mira non
soltanto a ottenere nuovi dati sui neutrini,
particelle dalla massa piccolissima che forniscono
informazioni preziose sullo studio del cosmo, ma anche a
monitorare l’attività sismica nel Mediterraneo.
Si può dire anche di più. Secondo Boschi, questo
laboratorio è «il primo nucleo della rete per il
monitoraggio degli tsunami nel Mediterraneo, chiamata
anche “Supermednet”», un progetto che ha ricevuto un
impulso decisivo subito dopo lo tsunami del 26 Dicembre
in Asia.
Allo stato attuale si sono concluse le
operazioni di istallazione e connessione del cavo
sottomarino che collega un laboratorio dell’Infn situato
nel porto di Catania con il laboratorio sottomarino,
chiamato Nemo-Sn1, alla profondità di 2000 metri.
Questo significa che da questo momento possono
partire le operazioni di misura preliminari per gli
esperimenti sui neutrini e anche quelle che riguardano
la sorveglianza dei rischi naturali e
ambientali. Già quattro anni fa l’Ingv aveva
installato al largo di Ustica una piattaforma abissale
chiamata Geostar, un progetto in cui l’Italia aveva il
ruolo di coordinatore di un team europeo che
sperimentava nel Mediterraneo un prototipo di rete di
osservatori sottomarini. Secondo Boschi, « le
motivazioni che hanno condotto adesso l’Ingv a
realizzare Sn1 e deporlo nel fondo del Mar Ionio vanno
ricercate nelle peculiarità dell’area»: notevole
attività sismica e continua attività vulcanica
dell’Etna. Tra l’altro, in quella zona la crosta
terrestre è molto sottile e la parte fluida sottostante
che alimenta i vulcani del sud Italia emana flussi di
calore che possono essere rivelati e studiati. Sn1,
costruito tra il 2000 e il 2002 nell’ambito di un
progetto coordinato dall’Ingv e finanziato dal Gruppo
Nazionale per la Difesa dei Terremoti (Gndt), è
equipaggiato con vari sensori sismici e una sonda per la
misurazione della conducibilità, temperatura e pressione
dell’acqua, e con un correntometro per la misura della
corente marina.
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