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XIX Spedizione italiana in Antartide (2003-2004)
la più grande spedizione mai organizzata

La XIX è la prima Spedizione ad essere stata organizzata dal Consorzio per l’attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA S.C.r.l.), istituito il 17 aprile 2003, come da decreto del 26 febbraio 2002, e composto da quattro Enti di ricerca: ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), CNR (Consiglio Nazionale di Ricerche), OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale), INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Alla Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide (CSNA) si deve la scelta dei programmi scientifici triennali ed annuali, nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ( MIUR).

Questa Spedizione può essere considerata la più grande fino ad ora organizzata.

Sono stati utilizzati: 1 aereo Hercules, 2 aerei leggeri, 4 elicotteri,. Sono stati allestiti 9 campi remoti pesanti. Sono stati effettuati 35 voli di esplorazione (per circa 32.000 Km di linee di raccolta dati). Sono state organizzate 2 campagne oceanografiche. Hanno partecipato oltre 320 persone (italiani e stranieri), tra ricercatori e personale tecnico-logistico.

Le attività si sono svolte presso: la Stazione Mario Zucchelli, in località Baia Terra Nova nel Mare di Ross; il campo estivo di Dome C, sul plateau antartico, a 3200 m ca di quota, dove è in costruzione la Base permanente italo-francese Stazione Concordia; sulle navi ITALICA, OGS-Explora e Basi e navi di altri paesi.

Sono state svolte indagini nell’ambito della biologia e medicina, geofisica, geologia, glaciologia, fisica e chimica dell’atmosfera, relazioni Sole-Terra ed astrofisica, oceanografia ed ecologia marina, contaminazione chimica, tecnologia.
Le collaborazioni scientifiche internazionali sono state ad ampio spettro ed hanno visto un significativo scambio di personale oltre alla partecipazione a specifici progetti.

Siti web:
www.pnra.it
www.italiantartide.it


C.S. del 27 maggio 2004

Ufficio Comunicazioni Esterne


COME COMUNICANO LE FAGLIE

E’ ora largamente accettata la tesi che è impossibile predire in tempo debito un terremoto.
Il rilascio di energia durante un evento sismico è istantaneo e dura poche decine di secondi, durante le quali le onde sismiche sono generate ed iniziano a propagarsi all’interno della terra.
Da alcuni anni all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) studiamo la meccanica delle faglie per comprendere i processi che generano i terremoti. In uno dei recenti studi stiamo analizzando in collaborazione con l’Università di Perugia l’interazione tra le faglie. Abbiamo compreso che le sorgenti dei terremoti, le faglie appunto, in qualche modo dialogano tra loro. Naturalmente nel momento in cui c’è una frattura il processo di rilascio è talmente veloce che in quel preciso momento non ci sono interazioni, ma gli effetti sono ritardati.
Lo studio viene fatto su due azioni reciproche di fenomeni che possono essere considerati come indicatori:
Uno) I terremoti storici
Due) La propagazione della zona dei fluidi
Nel caso dei terremoti storici bisognerebbe capire che differenza c’è tra una singola scossa seguita da più repliche, cioè come valutare l’evoluzione della sequenza, esempio tipico sono i forti terremoti in Irpinia o quelli siciliani che vanno dalla fine del 1600 a settembre 2002 assai numerosi e violenti.
Nel secondo caso invece si agisce direttamente sull’alterazione delle tante faglie, sull’osservazione cioè di come si trasferisce l’energia attraverso la dinamica della terra, si opera quindi sulle onde elastiche e sui fluidi geotermici; in poche parole si individuano gli epicentri dei terremoti e si vanno a vedere le sequenze della migrazioni dei gas gia presenti nella crosta terrestre e mobilitati dalla frattura. Esempio di studio è stata la propagazione di fluidi durante la sequenza di Colfiorito, da dati matematici abbiamo verificato che la migrazione dei fluidi è associata alla migrazione della sismicità.
Attraverso questo tipo di studi associato all’attenta statistica dei terremoti storici noi fisici e geologi dell’INGV possiamo comprendere la probabilità di occorrenza dei forti terremoti.
Nonostante questi risultai siano scientificamente validi, non siano ancora pronti al loro utilizzo sociale.

C.S. del 16 gennaio 2004

Ufficio Comunicazioni Esterne


MARE: 135 CENTIMETRI IN PIU’ IN 2000 ANNI

Dai tempi dell’Impero romano ai giorni d’oggi il mare Tirreno è salito di 135 centimetri.
Il fenomeno è dovuto allo sprofondamento del nostro territorio alla media di 0,6 millimetri l’anno, c’è poi stata una risalita del mare causata dal riscaldamento globale, iniziata un secolo fa circa.
Il coordinatore dello studio, Dott Marco Anzidei, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) spiega che sono state fatte misure a conclusione di una lunga ricerca che ha avuto come soggetti le piscine delle antiche ville romane, costruite sulle coste tirreniche.
Dei 135 cm di sollevamento del mare, dice Anzidei, negli ultimi 2000 anni, 122 centimentri in media sono dovuti all’abbassamento della crosta, e 13 all’effetto combinato dello scioglimento dei ghiacciai e dell’espansione termica delle acque.

C.S. del 3 settembre 2004

Ufficio Comunicazioni Esterne


Presentazione del lavoro intitolato "A coupled geophysical and geochemical approach to the study of buried degassing structures on mt. Etna", di Walter D’Alessandro e Salvatore Giammanco (INGV – Sezione di Palermo, Via La Malfa 153, 90146, Palermo), Dario Luzio, Francesco Parello, Roberto Schifano e Luciana De Luca (Dip. CFTA, Università di Palermo, Via Archirafi 36, 90123, Palermo).


Di: Salvatore Giammanco

Difendersi dai terremoti è un compito molto difficile, che diventa ancora più gravoso quando mancano informazioni sulla sorgente sismica, ossia quando non si conosce la faglia crostale che fratturandosi può produrre il sisma. In molti casi, infatti, le faglie tettoniche attive possono essere sepolte da sedimenti recenti, o da colate laviche se ci si trova in ambiente vulcanico, e possono quindi non essere visibili in superficie. Su un vulcano basaltico attivo come l’Etna il problema delle faglie sepolte è venuto drammaticamente alla luce in occasione del terremoto di Santa Venerina del 29 Novembre 2002, che ha causato ingenti danni, anche se per fortuna senza vittime, nell’omonimo paese del versante orientale del vulcano e nel comprensorio circostante.
Identificare e mappare le faglie sepolte è dunque una delle priorità della ricerca scientifica in campo sismologico e vulcanologico. Un approccio che negli ultimi anni si sta rivelando molto utile per l’individuazione delle faglie sepolte si basa sull’accoppiamento tra tecniche di prospezione geochimica di campagna, quali la determinazione delle emissioni diffuse di gas attraverso il suolo, e tecniche di rilevamento di tipo geofisico, quali i sondaggi elettrici a bassa profondità nel terreno. In particolare, da alcuni mesi ricercatori geochimici dell’I.N.G.V. di Palermo in collaborazione con ricercatori geochimici e geofisici dell’Università di Palermo stanno operando in un area campione selezionata sul basso versante sud-occidentale dell’Etna. Il maggiore vulcano attivo italiano si dimostra, ancora una volta, un ottimo laboratorio naturale per sperimentare nuove tecniche di rilevamento sismo-vulcanologico, in quanto presenta un gran numero di faglie sepolte ricoperte dal susseguirsi di frequenti colate laviche, inoltre è soggetto ad una notevole sismicità locale legata alla dinamicità della struttura del vulcano ed infine garantisce un accesso relativamente facile alle aree da indagare. L’area selezionata è situata attorno al paese di Paternò e presenta tutte le caratteristiche appena descritte, soprattutto l’assenza totale di evidenze superficiali di faglie; inoltre è caratterizzata dalla presenza di intense e spesso ben visibili emissioni in superficie di fluidi, sia acque che gas, prevalentemente di origine magmatica. L’esempio più eclatante di tali emissioni fluide è dato da numerosi vulcani di fango e acqua iper-salina presenti nelle campagne attorno a Paternò, nei quali il fango “ribolle” a causa della gran quantità di gas profondo che viene emesso, ma in tutta l’area si trovano sorgenti d’acqua particolarmente ricche in anidride carbonica. Gli studi geochimici già effettuati sull’Etna hanno dimostrato che l’emissione abbondante di gas magmatico, in particolare di anidride carbonica, attraverso le acque di falda e attraverso i suoli è di fatto veicolata da faglie profonde della crosta terrestre, che nel caso etneo riescono ad attraversare l’edificio vulcanico fino al basamento sedimentario.
Tutti gli indizi sopra elencati hanno portato quindi a ritenere molto probabile l’esistenza in tale area di faglie attive sepolte. Il lavoro di ricerca effettuato è quindi consistito nel misurare dettagliatamente i flussi di anidride carbonica emessa alla superficie del suolo in una fitta rete di punti di rilevamento, accoppiando queste misure a numerosi sondaggi elettrici verticali, questi ultimi in grado di visualizzare in 3 dimensioni la superficie topografica virtuale dei terreni sepolti quando questi hanno una diversa facilità ad essere attraversati dalla corrente elettrica rispetto ai terreni soprastanti costituiti da lave o sedimenti alluvionali. Dai risultati ottenuti si è visto che esistono molte zone con forte emissione anomala di anidride carbonica dai suoli e che queste coincidono con dei netti gradini nella morfologia dei terreni sepolti dalle lave, come quelli che si osservano in superficie in altre aree dell’Etna a causa dei movimenti crostali causati da faglie. Il tutto sembra dunque indicare che effettivamente delle faglie sepolte sono presenti attorno a Paternò e che queste faglie potrebbero essere responsabili dell’attività sismica locale registrata in passato e che potenzialmente può verificarsi ancora in futuro. Se ciò è vero, l’approccio usato potrebbe essere esteso ad altre aree, anche non vulcaniche, e potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso la mitigazione del rischio sismico.

C.S. del 25 agosto 2004


Sempre più vicini alla previsione dei terremoti

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha per la prima volta al mondo raggiunto una sintesi tra dati storici e geologici molto promettente per la previsione dei terremoti. Storicamente sia la Cina che l’Europa Occidentale hanno sfruttato la lunghissima serie dei dati storici per arrivare a una previsione statistica dei terremoti. Dall’altra parte in Nord America dove non esiste una serie storica di così lunga durata si è fatto ricorso all’identificazione delle singole strutture geologiche capaci di procurare terremoti.
Il Dott. Gianluca V. è stato promotore di una rivoluzionaria sintesi tra i due tipi di dati e l’Ente ha promosso negli ultimi anni la realizzazione del Data Base delle sorgenti sismogenetiche italiane (DISS).
Dott. Gianluca Valensise, quali sono gli obiettivi che vi ripromettete di conseguire con questo nuovo strumento?
- All’indomani del terremoto del Umbria-Marche 1997 il governo cominciò a rendersi conto che sarebbe stato opportuno investire nella riqualificazione dei centri storici delle altre aree ad elevato rischio sismico. Ma come si poteva stabilire un criterio di priorità in un paese dove il rischio sismico è così diffuso come l’Italia? La nostra banca dati si pone come uno degli obiettivi principali proprio quello di identificare con la massima precisione le zone che hanno la maggior probabilità di essere colpite da terremoti distruttivi nei prossimi decenni. Il lavoro si basa su una sintesi originale tra dati geologici di dettaglio e conoscenze sempre più approfondite della sismicità storica nazionale.

Sarete in grado anche di prevedere esattamente data e luogo del terremoto?
- Non proprio, però si consideri che per tutte le principali applicazioni di ingegneria civile e urbanistiche l’istante esatto del terremoto è un parametro meno importante che non , ad esempio, la sua localizzazione esatta e la caratteristiche dello scuotimento atteso Ecco, su questo fronte le previsioni potrebbero rivelarsi molto accurate, consentendo ad esempio a degl ingengneri di progettare o riprogettare una struttura a rischio nella piena consapevolezza degli sforzi che dovrebbe poter sopportare il giorno del terremoto. Quanto poi a sapere il giorno esatto, ormai tutti dubitiamo che questo risultato possa essere mai raggiunto.
Dove raccogliete le vostre informazioni?
L’INGV è ormai una grande struttura che produce “in proprio” la gran parte dei dati necessari a questa sintesi. Ad esempio, l’INGV acquisisce dati sismologici attraverso la sua rete sismica nazionale, la stessa che dà le informazioni sulla sismicità ora per ora. Da quasi 20 anni promuove le ricerche sulla sismicità storica nazionale, attraverso ricerche che esplorano anche l’evoluzione urbanistica delle grandi città italiane in relaziono alle catastrofi naturali che le hanno colpite. Svolge ricerche innovativi sulla struttura delle crosta e sul campo di sforzi a cui essa è soggetta. Tutto questo finisce nel crogiuolo della previsione dei terremoti.


C.S. del 22 agosto 2004


Dal trentaduesimo International Geological Congress (IGC) di Firenze al settimo congresso Green House Gas Technology (GHGT) di Vancouver con il progetto di sequestrazione geologica della CO2.

All’ International Geological Congress in corso a Firenze presso il centro congressuale della Fortezza da Basso dal 20 al 28 Agosto, tra i principali eventi saranno presentati mercoledì 25 gli ultimissimi lavori sul confinamento a scopi ambientali dell’anidride carbonica (CO2 ), il principale gas serra responsabile di possibili alterazioni climatiche. Saranno presentati alcuni aspetti del progetto IEA-EU Weyburn (International Energy Agency- Unione Europea Weyburn) i cui risultati completi saranno pubblicati a Vancouver dal tre al nove settembre prossimo al settimo congresso delle tecnologie per il controllo dei gas serra (Green House Gas Technology, GHGT ).
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), sponsor ufficiale della manifestazione, è il principale Ente di ricerca coinvolto nel settore, essendo l’Ente capogruppo, o partecipante, a tutti i progetti italiani sul tema CO2.
La sessione a Firenze illustrerà tra l’altro anche i progetti giapponesi di iniezione di CO2 in acquiferi profondi, cioè strati porosi che contengono acqua salata e che sono in grado di contenere in sicurezza grandi quantità di CO2.
L’anidride carbonica è l’unico gas che ha la capacità di trasformarsi da dannoso gas serra a roccia inerte, ha cioè capacità sigillante. Nel caso delle rocce serbatoio (lo strato poroso destinato a contenere la CO2) la CO2 reagisce finendo per diventare parte della roccia stessa trasformandosi in roccia calcarea. Nel caso di roccia soprastante il serbatoio, la cosiddetta roccia di copertura, l’anidride carbonica è in grado di sigillare con materiale calcareo qualsiasi microfrattura eventualmente presente. Questo costituisce un elemento di sicurezza intrinseca molto importante per futuri progetti di iniezione.

Per maggiori informazioni rivolgersi all’esperto Dott. Roberto Bencini
Tel: 330.207443
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C.S. del 21 agosto 2004


Dal 17 Settembre 2004 anche l’Albania nella carta magnetica dell’Europa

Nell’ambito di una collaborazione internazionale tra tutti i paesi europei l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) sta svolgendo una campagna di misure magnetiche nel territorio albanese. L’equipe italiana è composta da due ricercatori dell’INGV, il fisico Lili Cafarella e il geologo Guido Dominici , ed e’ coadiuvata da tecnici e ricercatori dell’Accademia delle Scienze albanese, dall’Istituto Geofisico albanese e dall’Università di Tirana.
La campagna ha la durata di due settimane, dal 5 al 17 settembre, coprirà tutto il territorio albanese con la misura del campo magnetico in una dozzina di siti ben distribuiti.
Lo scopo di queste misure è quello di completare la carta magnetica dell’Europa e di conoscere meglio il sottosuolo dell’Albania.

C.S. del 10 settembre 2004


Geofisici austriaci e italiani alle isole Eolie dal 7 al 13 ottobre

Dal 7 al 13 ottobre prossimo, ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e studiosi del servizio geologico austriaco si incontreranno alle Isole Lipari per applicare tecniche innovative di monitoraggio della struttura crostale profonda.
“ Dopo i vulcani antartici abbiamo deciso di studiare i vulcani attivi italiani con le tecniche aeromagnetiche in alta risoluzione. Attraverso le anomalie del campo magnetico terrestre possiamo individuare strutture tettoniche sepolte, risalite di magma e di studiare lo stato termico della regione investigata” dice il Dott. Massimo Chiappini, Dirigente di ricerca della sezione Geomagnetismo, Aeronomia, e Geofisica Ambientale dell’INGV.
Attraverso una collaborazione internazionale con il servizio geologico austriaco, verrà condotta una campagna di misure aeromagnetiche sulle isole di Panarea, Vulcano e Stromboli. L’elicottero utilizzato trasporterà un magnetometro e vari sensori opportunamente integrati per registrare i dati di campo magnetico e tutti i parametri di volo.
“Le aree vulcaniche attive, continua Chiappini, sono caratterizzate da alte temperature registrabili a basse profondità. Tali temperature ‘schermano’ il forte segnale magnetico prodotto dalle rocce vulcaniche. Questa caratteristica permette di rappresentare la distribuzione spaziale delle proprietà magnetiche della crosta terrestre nell’area di studio”.
La collaborazione con il Servizio geologico austriaco rientra di una strategia di internazionalizzazione della ricerca scientifica fortemente incoraggiata dal Ministero degli Affari Esteri.


C.S. del 30 settembre 2004


Un server digitale europeo per l'alta atmosfera

L’obiettivo del Dias (Digital upper Atmosphere Server) è quello di creare un server per la raccolta dei dati digitali europei dell’alta atmosfera. Il suo sviluppo si baserà sulle banche di dati storici esistenti e sulle informazioni in tempo reale fornite da cinque stazioni ionosferiche digitali (digisonde) attualmente in funzione in Europa e appartenenti a istituti governativi. La realizzazione di tale progetto permetterà di migliorare l’accesso alle informazioni digitali sullo stato dell’alta atmosfera della regione europea anche attraverso lo sviluppo di prodotti a valore aggiunto e servizi utili per un ampio numero di utenti interessati alle comunicazioni in HF e ai sistemi di navigazione: caratteristiche per la radio propagazione, mappe ionosferiche, avvisi relativi a disturbi ionosferici.
Il consorzio DIAS si farà promotore della raccolta dei dati digitali e dei prodotti a valore aggiunto sul mercato mondiale. Attualmente tutte le digisonde europee operano indipendentemente e questo costituisce un ostacolo alla trasformazione delle informazioni in dati, prodotti e servizi utilizzabili in Europa. Il progetto DIAS permetterà di superare questo problema creando un server analogo a quello già esistente negli Stati Uniti e in Australia. Ciò contribuirà alla costituzione di una rete di istituti governativi di ricerca e utenti del settore privato che lavoreranno sinergicamente allo sviluppo delle potenzialità di questo tipo di informazioni. Inoltre, due compagnie private del consorzio DIAS assicureranno la realizzazione del progetto supportato dall’Unione Europea nelle sue diverse fasi, creando una struttura manageriale competitiva e una pianificazione commerciale dettagliata.
Di tutto questo si parlerà giovedì e venerdi prossimo presso la Sala Conferenza dell’INGV, dove verranno presentati i lavori di più di quindici anni di cooperazione tra l’Italia e la Grecia.
Seguirà un interessante incontro al Campidoglio tra il Dott. Bruno Zolesi esperto in fisica della ionosfera e alcuni dotti esponenti dell’ambasciata greca.


Per maggiori informazioni rivolgersi al Dott. Bruno Zolesi, Dirigente di ricerca INGV al seguente indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure ai seguenti numeri di telefono: 06/51860320 335/5321060


C.S. del 19 ottobre 2004


I processi sismici giocano un importante ruolo nella variazione del livello del mare

Le stime attuali delle variazioni del livello marino dicono che esso cresce di una quantità che va da 1.5 a 3.0 mm all’anno.
Gli scienziati stanno tentando di capire quali sono i fenomeni stanno causando questo aumento. Fino ad ora, la comunità scientifica si è orientata principalmente verso la modellazione di fenomeni climatologici quali l’aumento di volume associato al riscaldamento degli oceani dovuto all’effetto serra e l’aumento di massa dovuto all’aggiunta di acqua proveniente dallo scioglimento delle calotte glaciali.
Tutti questi fenomeni, tuttavia, sembrano non essere sufficienti a spiegare la crescita del livello dei mari misurata attualmente. Bisogna quindi capire, se e quali altri fenomeni possono contribuire.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha lanciato un programma di ricerca per valutare l’eventuale impatto dell’attività sismica globale sul livello marino.
Il gruppo di ricerca di geodinamica dell’INGV, guidato dal fisico Antonio Piersanti, è riuscito a sviluppare un modello matematico che permette di dare una prima valutazione di quest’effetto.
“ I risultati preliminari delle nostre ricerche”, dice il Dott. Piersanti, “indicano che i terremoti influenzano il livello marino. L’attività sismica infatti provoca una variazione del campo gravitazionale del nostro pianeta che influenza il livello e la distribuzione delle acque negli oceani.”
Uno dei risultati più sorprendenti dei nostri studi, continua Piesanti, è che l’attività sismica ha un impatto non casuale sul livello del mare ma, su scala globale, tende decisamente ad aumentarlo.
Quantificare l’entità di questo aumento è il principale obiettivo del progetto di ricerca dell’INGV. I primi risultati comunque indicano che almeno il 10% dell’effetto totale sia dovuto all’attività sismotettonica.

Per maggiori informazioni rivolgersi al Dott. Antonio Piersanti Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860411


C.S. del 11 novembre 2004


C’è un libro dalla copertina rosso fuoco, come quando l’Etna vomita il suo magma

“Mt. Etna: Volcano Laboratory” di Alessandro Bonaccorso, Sonia Calvari, Mauro Coltelli, Ciro Del Negro e di Susanna Falsaperla è un volume che riassume il lavoro di ricerca e monitoraggio sull’Etna coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della sezione di Catania. E’ un testo rivolto alla comunità scientifica dove ci sono i risultati conseguiti negli ultimi venti anni di attività. “Mt Etna: Volcano Laboratory” rappresenta un aggiornamento delle conoscenze nel campo della vulcanologia, visto che l’attività frequente di questo vulcano lo rende un laboratorio ideale.
Gli argomenti spaziano dalla geologia e storia eruttiva alla petrologia e geochimica dei gas, sismologia, gravimetria ed elettromagnetismo, deformazione del suolo, simulazione dei flussi lavici e mitigazione del rischio.
La casa editrice è la prestigiosa American Geophysical Union, Washington, DC

Per maggiori info inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


C.S. del 28 novembre 2004


L'Italia annuncia alla COP10 di Buenos Aires la costituzione di un centro di studi climatici di rilievo internazionale

L’Italia fa il suo ingresso nelle ricerche di punta sul clima con la creazione di un Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC).
L’annuncio preliminare della costituzione del Centro e’ stato fatto in occasione della Conferenza Mondiale sul Clima in corso a Buenos Aires, Argentina (COP10)
“Si tratta di un Centro che, per la prima volta in Italia, ha il compito di coordinare le ricerche nel settore delle variazioni climatiche e degli effetti che tali variazioni hanno sugli ecosistemi e sull’uomo. In Italia queste ricerche, oggi, sono sparse in una molteplicita’ di Istituti e di gruppi di studio”, riferisce il Professor Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofísica e Vulcanología (INGV), l’ente che ha ricevuto l’incarico di coordinare le attivita’ del nuovo Centro da parte di quattro Ministeri: Ambiente, Economia e Finanze, Istruzione Universita’e Ricerca, Politiche agricole.
Numerosi sono gli altri partners del progetto: l’Universita’ di Lecce, dove il Centro avra’ sede e sara’ inaugurato nel corso del 2005; la Fondazione ENI Enrico Mattei; l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI); il Centro di ricerche aerospaziale di Capua (CIRA); il Consorzio Venezia Ricerche; l’Universita’ di studi del Sannio a Benevento, l’Universita’ della Tuscia; il CNR; l’ENEA, Il Servizio meteo dell’Aeronautica Militare ed altri istituti italiani.
“Il Centro dovra’ produrre modelli matematici, simulazioni del clima, software applicativi, e formare personale di altíssima qualificazione nelle scienze dei cambiamenti climatici -aggiunge il Profesor Boschi-. Per raggiungere meglio questi scopi la sua struttura sara’ articolata nel polo centrale di Lecce e in quello di Sassari e nelle sedi dislocate a Benevento, Bologna, Capua e Venezia”.
Le attuali previsioni sul futuro del clima in relazione all’aumento dei gas serra prodotti dall’uomo, si basano su modelli matematici che sono in grado di descrivere quale potrebbe essere lo stato dell’atmosfera fra alcuni decenni. Tali simulazioni sono oggi sviluppate prevalentemente da grandi Istituti di ricerca internazionali esistenti negli USA, in Europa (Gran Bretagna e Germania) e in Giappone.
“Anche in Italia, presso la sede dell’INGV di Bologna, sviluppiamo simulazioni climatiche che si basano su modelli di circolazione dell’atmosfera, degli oceani, del Mar Mediterraneo e dei ghiacci marini- spiega il Professor Antonio Navarra, che e’ stato da poco nominato responsabile del progetto CMCC -. Con la costituzione del nuovo Centro intendiamo fare un passo avanti e tentare di accoppiare i modelli gia’ elaborati a Bologna con altri relativi alla biosfera terrestre, agli ecosistemi marini e alla chimica dell’atmosfera. Tutto cio’ allo scopo di ottenere simulazioni piu’ attendibili e con una risoluzione piu’ spinta, che ci permettera’ di vedere nei dettagli come potrebbe evolvere il clima nell’area mediterranea”.
Oltre allo sviluppo delle simulazioni climatiche che il Centro svolgera’ ricerche sugli scenari di emissione futura da parte degli altri Paesi industrializzati e in via di sviluppo, sugli impatti delle variazioni climatiche nell’agricoltura, nell’ economia e nella salute umana, sul ciclo del carbonio e sulla prevenzione dei disastri idrogeologici.
Le risorse informatiche e di calcolo necessarie per tutta questa serie di ricerche saranno concentrate nella sede di Lecce, dove trovera’ posto un supercomputer parallelo dell’ultima generazione. Il Centro si pone immediatamente come ben inserito nel contesto internazionale della ricerca. Gli altri Centri di Ricerca con collaborera' il Centro di Lecce sono: l’ Hadley Center (UK), il Max Planck Institute di Amburgo, il Geophisical fluid dinamicy laboratory di Princeton USA.
Le risorse finanziarie disponibili per i primi tre anni di attivita’ del Centro ammontano a 27 milioni di euro e sono gia state assegnate attraverso un apposito decreto interministeriale.


Sonia Topazio
Capo Ufficio Stampa
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Via di Vigna Murata, 605
00146 Roma
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+ 39 335 8216561


C.S. del 10 dicembre 2004


Italy announces to Buenos Aires's COP10 the establishment of a Climatic Study Center of international importance

Italy has just entry in the top researches on climate with the creation of a Euro Mediterranean Center for the climatic alterations (CMCC).
The preliminary announce of this Center’s establishment was made in occasion of the Mondial Conference on Climate in press in Buenos Aires, Argentina (COP10).
“ Is a Center that, for the first time in Italy, has the task to co-ordinate the researches in the sector of the climatic alterations and on the effects that this alterations have on the human and on the eco-system. In Italy this researches, today, are shed in a variety of Institutes and of study groups” , relates professor Enzo Boschi, President of the National Institute of Geophysical and Vulcanology (I.N.G.V.),the official body that have the commission to co-ordinate the activities of the new Center from four Ministries: Ambient, Economy and Finances, university of Instruction and Research, Agricultural Politics.
Numerous are the other partners for this project: Lecce’s University,where the Center will be and where it’ll be inaugurates in the year of 2005;Enrico Mattei’s ENI Foundation; Italy Space Agency(ASI);Capua Centre of Aerospacial reseraches(CIRA); Venezia reseraches society; Sannio University located Benevento; Tuscia University; CNR; ENEA and many other italian institutes.
“This Center will need produces matematical models, climatic simulations, application softwares, and plan an highest quality staff on sciences of climatic alterations-say again Professor Boschi. To reach better this aims its structure will be articulate in Lecce and Sassari main site and in Benevento, Bologna, Capua and Venezia detach sites.”
The present expectations on the future of the clime in realtion of the serra-gas increase for human fault, are founded on matematical models that can describe which could be the atmospherical condition on future decade.This simulations are today developed prevalently from great Institutes of international research that exists in USA, in Europe(Great Bretain and German) and in Japan.
“Also in Italy, in the Bologna’s INGV site, we develope climatic simulations that are made on circulation atmospehare, oceans, Mediterranean sea, and sea-ice models – tells Professor Antonio Navarra, that has just named responsible of the CMCC’s project. With the establishment of this new center we want made go-on step and try to pair the models alredy elaborated in Bologna with others relative at the earthly biosphere, at the sea eco-system and at the chemistry of the atmopshear. All this to reach more reliable simulations and with a more pushed resolution, that will premit us to see on details how could be evolved the clime in the mediterranic site”.
Futher at the growth of climatic simulations the Center will made also resaerches on the sceneries of future emission from the other industrial and in work in progress Country sides,on the impact of the climatic variations on the farming,in the economy and in human health,on the carbonic cycle and on the hydrological disaters prevention.
The informatic and calculating resources necessary for all this series of researches will be concentrated in Lecce’s site,where will be place a supercomputer parallelal of last generation.The Centre is immediatly well placed inside the international composed of the research.The other Research Center with the Lecce’s Centre will collaborate are: The Hadley Center (UK),the Max Planck institue of Amburgo, The Geopshysical fluid dinamyc laboratory of Princeton(USA).
The financial resources available for the first tree year of activity of the Centre amount in 27 milion of Euro and are alredy assign through a special interministeriale ordinance.

Sonia Topazio
Capo Ufficio Stampa
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Via di Vigna Murata, 605
00146 Roma
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C.S. del 10 dicembre 2004


Allarme tsunami nel Sud-Est asiatico

Stamattina è stato lanciato un allarme tsumani nel Sud-Est asiatico, che consideriamo destituito di fondamento.
Alle ore 05,27 (ora italiana) si è registrato un terremoto di magnitudo 5.2
Dopo la scossa devastante del 26 Dicembre scorso si sono registrate nella zona almeno un centinaio di scosse di magnitudo pari a questa o addirittura maggiore, che non hanno determinato nessuna onda anomala, pertanto si esclude che una scossa di questa entità possa generare un’onda di tsunami apprezzabile.


ENZO BOSCHI
Presidente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

C.S. del 30 dicembre 2004