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SCIENZE E GESTIONE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

E’ nato il dottorato in “Scienze e gestione dei cambiamenti climatici” presso l’Università Ca’Foscari di Venezia in collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC) e il Centro Interdipartimentale per l’Analisi delle Interazioni dinamiche tra economia, ambiente e società (IDEAS). Il CMCC è il centro per lo studio dei cambiamenti climatici promosso dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in cooperazione con la Fondazione Mattei, l'Universita' del Salento, l'Unviversita' del Sannio, il CIRA e il Consorzio Venezia Ricerche.
“L'obiettivo – dice Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici e climatologo presso l’INGV- è la formazione di esperti con un'ampia ed approfondita preparazione nella scienza dei cambiamenti climatici. Un settore che richiede conoscenze specializzate in settori specifici come la dinamica dei fluidi geofisici e la modellistica economico-ambientale, ma che ormai richiede anche la capacita' di dialogare efficacemente con discipline sociali e politico-giuridiche. Le sostanziali risorse informatiche del CMCC daranno l'opportunita' agli studenti di potersi misurare con problemi alla frontiera delle nostre conoscenze nel settore, affrontando in modo paritario la competizione internazionale.”
I corsi si svolgeranno in inglese. Il dottorato sarà composto di due indirizzi, il primo concentrato sugli aspetti dinamico-numerici del sistema climatico e il secondo piu' concentrato sugli aspetti di economia, politiche e gestione dei cambiamenti climatici. Vi saranno percorsi formativi comuni, finalizzati alla creazione di una solida base scientifico/economica per la comprensione generale delle tematiche dei cambiamenti climatici e percorsi differenziati a seconda dell'indirizzo scelto dal dottorando.
“Il dottorato promosso e finanziato dal CMCC – rileva Carlo Carraro, che fa parte del comitato direttivo sia del CMCC che di IDEAS – e’ il primo in Italia e uno dei primi al mondo a fornire una formazione interdisciplinare mirata allo studio di uno dei problemi piu’ rilevanti che le nostre societa’ dovranno affrontare nei prossimi decenni.”

Sonia Topazio
Per maggiori informazioni: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=35790

C.S. del 16 Luglio 2007


Il BAGNOLIFUTURA SPA E OSSERVATORIO VESUVIANO (INGV) PER LA RICERCA NEI CAMPI FLEGREI.


La Sezione di Napoli “Osservatorio Vesuviano” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana che si occupa della bonifica dell’area di Bagnoli a Napoli, hanno firmato ieri una convenzione di durata triennale per collaborare nelle attività di ricerca scientifica e tecnologica, con particolare riguardo ai progetti che mirano alla realizzazione di un laboratorio internazionale di ricerca vulcanologica ed ambientale nei Campi Flegrei.

La convenzione scientifica è stata firmata dal Presidente della Bagnolifutura Rocco Papa e dal direttore dell’Osservatorio Vesuviano Marcello Martini.

“Si tratta – dice Marcello Martini – di un accordo quadro di collaborazione molto ampio, teso in particolare a fare dei Campi Flegrei un grande laboratorio internazionale per le tecnologie di monitoraggio, la ricerca vulcanologia e la geotermia”.

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 335.8216561 06.51860543


C.S. del 4 luglio 2007


UN CORSO PER INDIVIDUARE LE ESPLOSIONI ATOMICHE NASCOSTE

Venti studenti e ricercatori provenienti da 10 nazioni parteciperanno ad un corso di formazione per sismologi, denominato “Trainings course in array seismology”. Il corso durerà quattro giorni, dal 30 giugno al 3 luglio 2007 e avrà sede presso il Palazzo Comunale della città di Arezzo, in P.zza della Libertà 1.
La sezione aretina dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è stata incaricata per l'organizzazione dell’evento scientifico dall’Unione Internazionale di Geodesia e Geofisica (IUGG), l’autorevole organizzazione non governativa che si occupa di scienze della Terra.
Sei gli insegnanti del corso: Tormod Kvaerna (Norvegia), Klaus Stammler, Frank Krueger, Matthias Ohrnberger, Torsten Dahm (Germania) e Thomas Braun, il responsabile dell’Osservatorio di Arezzo, l'organizzatore principale dell'evento.
Il “Trainings course in array seismology” è un appuntamento che precede la Conferenza Mondiale dell’IUGG che si svolge ogni due anni, e che quest’anno avrà la sua sede a Perugia nel mese di luglio.
Il corso tratterà teoria ed applicazioni delle tecniche “array”, assimilabili alle tecniche radar, sviluppate durante il periodo della “guerra fredda“, per l'individuazione delle esplosioni atomiche nascoste con metodi sismologici. Lo scopo del corso è l'estensione di tale tecniche al monitoraggio della sismicità locale e regionale.
A chiusura del corso, che avverrà martedì 3 luglio alle ore 12 nella Sala Rosa del Palazzo comunale di Arezzo partecipanti verranno ricevuti dal Sindaco Giuseppe Fanfani, dal Prof. Enzo Boschi, Presidente INGV e dal Prof. Peter Suhadolc, Segretario della IASPEI (International Association of Seismology e Physics of the Earth Interior), divisione sismologica dell'IUGG.

Per maggiori informazioni:Thomas Braun
Responsabile Osservatorio Sismologico aretino
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0575-403171

UFFICIO STAMPA: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860543-15

C.S. del 28 giugno 2007


Centri di ricerca nazionali ed internazionali insieme nel mar Ligure per la messa a punto di sistemi di previsione marina

La messa a punto di sistemi di previsione della circolazione in aree costiere è di fondamentale importanza sia per una corretta gestione dell’ambiente marino che per far fronte a possibili emergenze ambientali. E’ questo il principale obiettivo dell’ esperimento POET, che avrà luogo nelle acque del Golfo della Spezia durante il mese di giugno 2007 e che coinvolgerà numerosi centri di ricerca oceanografici nazionali ed internazionali, tra i quali CNR-ISMAR, ENEA-CRAM, INGV, NATO-NURC, OGS, nonchè la Marina Militare. Lo scambio fra il Golfo ed il mar Ligure sarà studiato in collaborazione con un esperimento concomitante sulle interazioni mare-atmosfera, coordinato dal NURC (esperimento LASIE).

Il Golfo della Spezia è stato scelto per questo tipo di ricerca e sperimentazione perchè è una zona di grande interesse sia dal punto di vista fisico che biologico: è caratterizzato da una dinamica complessa con diversi tipi di forzanti fisici ed è sede di numerose comunità biologiche di pregio. Inoltre, la zona del Golfo può essere presa come esempio di molte aree costiere europee adiacenti ad un porto commerciale e caratterizzate da un uso spesso conflittuale del territorio e del mare, dove attività di turismo, pesca e acquacoltura vengono condotte nelle vicinanze di parchi marini protetti (quello regionale di Porto Venere e quello nazionale delle 5 Terre). Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino e la sua risposta ai cambiamenti naturali e indotti dalle attività umane, è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio.

Il periodo più intenso del progetto sarà tra il 18 giugno ed il 4 luglio, quando verranno condotte congiuntamente misure sperimentali innovative e analisi da modelli numerici di previsione. Il programma di sperimentazione coinvolgerà complessivamente 13 istituti di ricerca, vari mezzi navali oceanografici e una quantità di strumenti sia da postazione fissa che mobile. La nave Urania del CNR e le navi Aretusa e Galatea della Marina Militare copriranno un largo tratto del mar Ligure con misure sia atmosferiche che marine, la nave Leonardo della Nato il tratto più costiero mentre l’imbarcazione Santa Teresa dell’ENEA sarà utilizzata nell’area del Golfo della Spezia sia per misure fisico-chimiche che per osservazioni biologiche. Vari tipi di rilevamenti ad alta tecnologia saranno effettuati al fine di capire i meccanismi delle correnti marine, che trasportano sostanze inquinanti e specie biologiche, e le caratteristiche delle masse d’acqua (come temperatura e salinità) che influenzano l’ecosistema marino. In particolare l’Università di Tolone installerà un sistema radar per la rilevazione delle correnti costiere superficiali, boe superficiali alla deriva saranno rilasciate dall’OGS, che userà anche un aliante telecomandato sottomarino (chiamato glider) in grado di misurare autonomamente un percorso prefissato. Misure di corrente lungo la colonna d’acqua saranno invece a cura del NURC. Al tempo stesso, rilevamenti dedicati e non invasivi saranno effettuati dall’ENEA sulle comunità biologiche di coralligeno che popolano i fondali rocciosi. L’INGV condurrà anche un monitoraggio geofisico del Golfo, utile per individuare l’ubicazione ottimale per sistemi acustitico-magnetici per la protezione portuale.

La grande massa di dati raccolti sarà utilizzata da una parte per identificare le tecnologie più idonee per un monitoraggio sostenibile a lungo termine e dall’altra per la messa a punto di modelli di previsione a differente risoluzione spaziale: da quello a scala di Mare Mediterraneo curato dall’INGV a quello molto dettagliato della rada della Spezia (risoluzione 50m) messo a punto da oceanografi del MIT di Boston, a quello dedicato alla dispersione sviluppato da CNR e Università di Miami. I risultati dell’esperimento saranno anche fondamentali per la messa a punto di sistemi di sicurezza del Golfo e del porto nel caso di incidenti/emergenze ambientali.


C.S. del 13 giugno 2007


Rilevate importanti indicazioni sulle aree del VESUVIO più probabilmente soggette a cedimenti futuri

Ieri e oggi – 6 e 7 giugno - l’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha partecipato all’organizzazione del terzo convegno internazionale sul sistema di rilevamento “laser scanning”, in collaborazione con Opetch e Codevintec.
“Con questa tecnologia è stato possibile studiare in 3D il Vesuvio. Morfologia interna del vulcano e valutazioni sulle zone in deformazione e sulle implicazioni della riflettività ( grado della capacità di riflettere un segnale elettromagnetico) dei materiali per studi e classificazione geologiche” commenta Arianna Pesci coordinatrice scientifica dell’evento .
Nelle giornate del 6 e 7 giugno sono stati presentati molti lavori che mostrano studi all’avanguardia trattando temi che variano dall’ambiente vulcanico al dissesto idrogeologico. Sono stati mostrati nuovi sistemi di trattamento dei dati per definire le deformazioni del suolo e per studiare la geologia e la geomorfologia delle aree in esame.
“Studiando il Vesuvio, abbiamo rilevato – dice Pesci - significative variazioni di volume dovute a crolli di porzioni delle pareti vulcaniche, e scoperto delle discontinuità nelle stratificazioni orizzontali in coincidenza di una zona di frattura che separa chiaramente la struttura del cono vulcanico, mettendo in evidenza i residui della “vecchia” bocca del 1906”.
Con il rilievo laser scanner dell’area craterica del Vesuvio, mediante lo scanner “ILRIS 3D” è stato possibile dimostrare nuove fatturazioni del cratere. Grandi cavità, altrimenti non visibili sono state rilevate grazie al confronto con i modelli del 2005 e del 2006.
“Abbiamo stimato attraverso la comparazione dei due modelli degli anni passati - continua Arianna Pesci, il fisico dell’INGV - un significativo valore di volume mancante, su una porzione di area di circa 50x60 metri quadri: circa 2000 metri cubici, non imputabili ad errori di calcolo o ad effetti di deposizione . Questo è molto probabilmente dovuto a cavità e fratture presenti dietro le pareti vulcaniche. L’altissima quantità di punti rilevati (milioni di punti per scansione) permette di svincolarsi dai sistemi di orientamento e di allineamento classici e di utilizzare dei metodi più efficaci per lavorare ad errori sotto la precisione della misura (subpixel), e siamo riusciti infatti ad ottenere importanti indicazioni sulle aree del Vesuvio più probabilmente soggette a crolli futuri”.

Sonia Topazio

Per maggiori informazioni: Arianna Pesci ( ricercatore Ingv) 051-4151416 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ufficio stampa Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06-51860543


C.S. del 7 giugno 2007


TERREMOTI: ALLO STUDIO MAPPE DI PERICOLOSITA' CHE EVOLVONO NEL TEMPO AD ERICE - PER LA PRIMA VOLTA IN EUROPA - GRUPPO DI RICERCA INTERNAZIONALE SU SISMOLOGIA STATISTICA PARTECIPA A WORKSHOP DELL'INGV

Nuove procedure per la valutazione della pericolosità sismica sono state presentate da gruppi di ricercatori giapponesi, statunitensi, europei e neozelandesi – per la prima volta riunitisi in Europa - alla Fondazione “Ettore Majorana” di Erice, nell’ambito di un workshop che si chiude oggi e che ha visto la partecipazione di 105 sismologi provenienti da tutto il mondo, promosso dalla Scuola internazionale di Geofisica, diretta dal professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv.

Valutare la pericolosità sismica significa stabilire qual’è la probabilità che una certa zona, in un determinato intervallo di tempo – che di solito è di 30/50 anni – venga colpita da un terremoto la cui sollecitazione è superiore ad una soglia prestabilita.

“La maggior parte delle mappe di percolosità sismica – spiega Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – non dipendono dal tempo; per come si evolve la sismicità noi invece sappiamo che la probabilità di occorrenza (cioè a dire la probabilità di avere un terremoto) cambia nel tempo.

L’obiettivo, pertanto, è quello di realizzare mappe che evolvono nel tempo”. Ed in questa direzione una valenza significativa assume propria la sismologia statistica che – oltre a fornire un contributo diretto alla mitigazione del rischio sismico - serve a comprendere l’evoluzione nello spazio e nel tempo della sismicità; il workshop è stata l’occasione per vedere come questi strumenti possono essere utilizzati anche nelle emergenze.

Al workshop, che si chiude oggi, sono stati presentati due progetti che vedono impegnati gruppi di ricerca di Italia, Francia e Germania e che coinvolgono attivamente l’Ingv. Si tratta del Neries - NEtwork of Research Infrastructures

for European Seismology (Studio integrato del rischio sismico e della previsione in Europa e nel mondo) e del SAFER -Seismic eArly warning For EuoRope (Allerta, analisi in tempo reale dei segnali sismici e previsione dei terremoti).

In particolare, il progetto Safer ha l’obiettivo di sviluppare anche in Europa un sistema che, sfruttando la possibilità di misurare la magnitudo di un terremoto in pochi secondi, possa consentire di bloccare i treni, le metropolitane e l’erogazione di gas ed energia elettrica prima che si propaghino le onde sismiche nelle aree urbane. “In Giappone e a Los Angeles – dice Massimo Cocco – questi sistemi sono già una realtà; tuttavia, c’è da sottolineare che l’allerta in tempo reale è possibile lanciarla solo se l’epicentro del terremoto è ad una certa distanza”. In Italia il sistema di allerta sarà testato in Campania, nella zona dell’Irpinia.

Gianfranco Criscenti
Ufficio Stampa INGV
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C.S. del 5 giugno 2007


Nella sala conferenze dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in via di Vigna Murata, 605 a Roma, domani si presenteranno i risultati della XXII spedizione italiana in Antartide.
I lavori avranno inizio alle ore 10:00 con un introduzione del Professor Pier Angelo Guermani, Presidente del Consorzio Programma Nazionale di Ricerche in Anatartide (PRNA), e si protrarranno fino alle ore 14:00.


La XXII Spedizione è stata incentrata essenzialmente su tre progetti internazionali: TALDICE, ANDRILL e CONCORDIA. Di questi, TALDICE ed ANDRILL riguardano rispettivamente la perforazione profonda nel ghiaccio e nei sedimenti marini. Con queste partecipazioni il PNRA assume oggi un valore sempre più strategico nei confronti delle problematiche ambientali attuali.

TALDICE (Talos Dome Ice Core Project)
TALDICE è un progetto di perforazione in ghiaccio a leadership Italiana a cui partecipano 5 nazioni europee: Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Svizzera, con finanziamenti nazionali. La partecipazione italiana è rappresentata da ricercatori dell’ENEA, delle Università di Milano-Bicocca, Firenze, Venezia, Trieste e Parma. Alle attività di perforazione, sia dal punto di vista tecnologico che di attività in campo, hanno collaborato tecnici dell’ENEA Brasimone, del Laboratoire de Glaciologie et Geophysique de l’Environnement (Grenoble, Francia).
La perforazione profonda nel ghiaccio TALDICE è iniziata nel 2005 nel sito di Talos Dome - a 2315 m di altitudine a circa 300 km dalla costa ed è l’unica perforazione profonda nel ghiaccio che si sta conducendo al momento in tutto il continente antartico. Un’equipe internazionale di 9 persone (5 Italiani, 3 francesi 1 inglese) ha operato durante la XXII Spedizione presso il campo remoto di Talos Dome, dove la perforazione ha raggiunto la profondità di poco più di 1300 m. L’età del ghiaccio raggiunto è stimata di circa 40000 anni. I dati che si otterranno dalle analisi delle carote andranno ad integrare quelli ottenuti dalla precedente perforazione profonda EPICA a Dome C.
Dallo studio dei campioni di ghiaccio si otterranno ulteriori informazioni sul ruolo che i gas/serra e le polveri atmosferiche hanno avuto nei cambiamenti climatici, accentuando gli effetti di altre componenti in grado di forzare il sistema climatico, quali la quantità e distribuzione dell’energia solare ricevuta, le modificazioni nella circolazione atmosferica e oceanica, le variazioni di riflettività della superficie terrestre, l’attività vulcanica, ecc. Queste informazioni sono cruciali per i modelli previsionali delle variazioni del clima, un sistema di grande complessità nel quale l’uomo si è inserito modificando le condizioni naturali.

ANDRILL (ANtarctic geological DRILLing)
Oltre alle perforazioni profonde nel ghiaccio, con le quali si può ricostruire il clima del passato fino ad età dell’ordine del milione di anni, particolare interesse viene posto nello studio dei bacini sedimentari intorno al margine del continente antartico con il quale si può risalire a diverse decine di milioni di anni. Questo è lo scopo di ANDRILL, una iniziativa a cui ha aderito l’Italia e che coinvolge più di 200 persone tra scienziati, studenti ed insegnanti provenienti da Germania, Italia, Nuova Zelanda e Stati Uniti.
Il progetto prevede due perforazioni nell’area di McMurdo nel Mare di Ross, delle quali la prima è stata effettuata durante la stagione 2006-2007, raggiungendo la profondità di circa 1285 m dal fondale marino, mentre la seconda si svolgerà durante la stagione 2007-2008.
Alla perforazione hanno partecipato 7 italiani tra cui un insegnante.
Dall’analisi delle carote di sedimenti marini si attendono informazioni sullo sviluppo e comportamento della calotta glaciale e sulle conseguenti fluttuazioni del livello marino a scala globale. I dati ad oggi acquisiti saranno importanti per capire la dinamica del clima nel corso degli ultimi 5 milioni di anni.

Concordia
Una serie di attività sono state svolte, ed alcune sono ancora in corso, sul plateau antartico (sito di Dome C - 74° 06’ S, 123° 21’ E – quota: 3230 m), presso la stazione italo-francese Concordia. Durante questo anno si sono avute 93 presenze, di cui 14, tra italiani e francesi, stanno trascorrendo la stagione invernale dal 1 febbraio 2007. I temi di ricerca riguardano Medicina e psicologia, fisica dell’atmosfera, sismologia e geomagnetismo, astronomia ed astrofisica, glaciologia, paleoclima e chimica dell’atmosfera.
Concordia è il risultato di una collaborazione paritaria, iniziata nel 1993, tra l’Istituto Polare Francese Paul-Emile Victor (IPEV) ed il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA).
La Stazione ha ospitato ed ospiterà oltre a gruppi italiani e francesi anche ricercatori di altre nazionalità come americani ed australiani. E’ l’unica Base europea sul plateau aperta alla comunità scientifica internazionale. A riprova di ciò, EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica) è stato il primo progetto scientifico europeo giunto a compimento a Concordia, al quale hanno partecipato dieci nazioni europee, con Italia e Francia in posizione dominante, sia dal punto di vista logistico che scientifico. La perforazione si è conclusa nel corso della Spedizione 2004-2005, alla profondità di poco più di 3270 m e le analisi delle carote di ghiaccio sono ancora in corso e permetteranno la ricostruzione del clima e dell’atmosfera degli ultimi 900.000 anni.
Per la peculiarità del sito la Stazione Concordia costituisce, per specifiche ricerche, una buona alternativa alla Stazione americana di South Pole, come lasciano presupporre le indagini fino ad oggi condotte sulla qualificazione del sito. Ciò è confermato anche dall’esito dell’ispezione condotta, secondo i dettami del Trattato Antartico e del Protocollo di Madrid sulla protezione ambientale, lo scorso gennaio da una delegazione svedese-neozelandese, che ha altresì apprezzato l’ottima integrazione tra italiani e francesi e l’elevata tecnologia con cui è stata progettata e realizzata.

Le ricerche italiane sono svolte nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e sono gestite dal Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA S.C.r.l., costituito da ENEA, CNR, INGV ed OGS).

Ufficio Stampa INGV: Sonia Topazio Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860543

C.S. del 4 giugno 2007


ALTE TEMPERATURE DEI MARI ITALIANI E FIORITURA ANTICIPATA DI ALGHE

Mentre il Consiglio dei Ministri affronta il caso siccità per discutere dell’eventuale stato di crisi idrica del Paese, e mentre gli scenari climatici proposti dall’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prefigurano entro questo secolo estati mediterranee fino a sei gradi più calde, il gruppo di oceanografia operativa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della sede di Bologna lancia l’allarme sui mari d’Italia più caldi di diversi gradi rispetto al passato.
A partire da oggi 24 aprile per i prossimi dieci giorni, si assisterà ad un aumento della temperatura della superficie del mare di svariati gradi sulla media stagionale, dice Nadia Pinardi, responsabile del gruppo di Oceanografia dell’INGV: “ L’aumento della temperatura interesserà le aree del Mediterraneo centro- settentrionale, in particolare l’Adriatico con +3 gradi, il Tirreno Settentrionale (+3), il Tirreno Meridionale e lo Ionio (+2), il Mar Ligure (+4), ed il Golfo del Leone (+3). Tale situazione sarà accompagnata da una quasi totale assenza di vento che caratterizzerà le suddette regioni”.
Queste anomalie si riferiscono a valori medi delle temperature dei nostri mari, che nel mese di aprile oscillano tra i 14 e i 15 gradi, in pratica ciò vuol dire che chi fa il bagno nel Tirreno o nell’Adriatico si immergerà in acque che hanno gia raggiunto i venti gradi.
Quali effetti potrebbe provocare questo surriscaldamento anticipato dei nostri mari?
“C’è la possibilità, continua Nadia Pinardi, che si verifichi una fioritura anticipata di alghe poiché le temperature più elevate favoriscono la riproduzione di queste specie”.

Sonia Topazio (Capo Ufficio Stampa INGV)

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Ufficio stampa Ingv Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860543-515

C.S. del 24 aprile 2007


L’INGV lancia il concorso per il calendario europeo dedicato all’anno eliofisico internazionale 2007-2008

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), presiededuto dal Professor Enzo Boschi, lancia il concorso per il calendario europeo dedicato all’anno eliofisico internazionale 2007-2008. L’iniziativa - riservata a tutti gli alunni della scuola primaria – prevede la raccolta di 25 disegni provenienti da diversi paesi del vecchio continente. Realizzato in otto lingue, il calendario europeo vedrà la pubblicazione di disegni dei bambini italiani, inglesi, ciprioti, cechi, polacchi, francesi, spagnoli e finlandesi. Per guidare e stimolare la fantasia dei bambini sui temi proposti dal concorso sono state realizzate alcune schede di approfondimento (www.ingv.it/settcult2007/Concorso_settimana/Locandina_conc07.html).
L’anno eliofisico internazionale, intende estendere il concetto di geofisica allo studio del Sole, ponendo l’accento sul ruolo delle relazioni tra il Sole e la Terra come strumento di comprensione dei cambiamenti globali.
I disegni dovranno essere spediti entro e non oltre il 14 maggio 2007 a:
Laboratorio di Didattica e Divulgazione Scientifica
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Via di Vigna Murata, 605 – 00143 Roma

Per maggiori informazioni: Concetta Nostro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860277

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Gianfranco Criscenti Ufficio Stampa INGV
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C.S. del 24 aprile 2007


AMBIENTE: COLLABORAZIONE TRA IL CORPO FORESTALE DELLO STATO E L’ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA PER IL CONTRASTO AI CRIMINI AMBIENTALI

Per fermare su tutto il territorio nazionale l’aumento dello smaltimento illegale di rifiuti altamente tossici e nocivi nel sottosuolo, il Corpo forestale dello Stato ricorrerà anche all’ausilio della tecnologia e dell’esperienza messa a disposizione dall’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Roma, 28 marzo 2007 – Grazie a questo nuovo accordo, sarà garantito su tutto il territorio nazionale, il pronto intervento per circoscrivere e limitare le emergenze di inquinamento sotterraneo e l’effettiva sinergia operativa e tecnico-scientifica tra i rilievi geofisici effettuati dall’INGV e le analisi chimiche delle sostanze tossiche effettuate dai laboratori della Forestale. A bordo della nuova Unità operativa del Nucleo Investigativo Centrale di Polizia Ambientale e Forestale utilizzata dal Corpo forestale dello Stato per le indagini scientifiche sui reati ambientali sarà previsto anche l’impiego di strumentazioni geofisiche per l’individuazione di interramenti di rifiuti tossico-nocivi, discariche abusive, etc…..
“Di fronte all’entità e alla gravità del fenomeno, che una recente indagine della Forestale in Abruzzo ha ancora una volta portato all’attenzione del Paese, denunciando quella che si può ritenere, per dimensioni una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia ” afferma Ugo Mereu, direttore della polizia ambientale del C.F.S.-“ il Corpo Forestale dello Stato ha deciso di mettere in campo, con il nuovo accordo, un’apposita struttura di indagine per il controllo approfondito del sottosuolo costituita da investigatori specializzati della Forestale che potranno avvalersi della competenza nelle indagini geofisiche, nell’elaborazione e nell’interpretazione dei dati dell’esperienza dei ricercatori dell’ INGV fornendo così risultati scientificamente certificati all’autorità giudiziaria ”.
“L’opportunità che ci viene data” dichiara Marco Marchetti responsabile dell’esplorazione geofisica del sottosuolo dell’INGV- “di creare una struttura scientifica per l’esplorazione del sottosuolo abbinata alle competenze investigative e di analisi del C.F.S., costituisce un concreto impegno del mondo scientifico nella tutela del territorio”.
Nell’attività di lotta della Forestale ai crimini ambientali, il controllo del territorio sarà effettuato anche con l’impiego di strumentazione scientifica montata sugli elicotteri del Corpo forestale dello Stato permettendo in questo modo di assicurare anche un’importante opera di prevenzione, obiettivo di sicurezza ambientale.

Per maggiori informazioni: Sonia Topazio Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06.51860543


C.S. del 28 marzo 2007


XVII SETTIMANA DELLA CULTURA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA

Si avvicina l’appuntamento con la “Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica”, iniziativa del Ministero dell’Università e della Ricerca (MiUR) che prevede manifestazioni organizzate in tutta Italia dal 19 al 25 marzo. Il tema di questa edizione è “la natura e la civiltà delle macchine” e lo scopo è quello di mobilitare tutte le competenze e le energie del Paese per favorire la più capillare diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) partecipa all’iniziativa che è rivolta a tutti, ma punta in particolare ai ragazzi. Il programma della Settimana comprende convegni, seminari, mostre, filmati, laboratori che coinvolgono direttamente il pubblico. Ecco alcune delle iniziative in programma:

Genova: Mostra “Terremoti: conoscerli per difendersi” c/o Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria” Via Brigata Liguria, 9.

Bologna: “Tutti giù per Terra” il "percorso attivo di scoperta" del progetto Edurisk c/o la Biblioteca Sala Borsa Ragazzi P.zza Nettuno, 3.

Pisa: “Lo studio dei fenomeni geologici nella difesa dell’ambiente. L’evoluzione delle conoscenze delle manifestazioni sismiche e vulcaniche italiane in relazione allo sviluppo del territorio” c/o l’Associazione culturale “La Limonaia” V.lo dei Ruschi, 4.

San Gemini - Terni: “Viaggio alla scoperta del nostro Pianeta c/o Geolab, Museo di Scienze della Terra”e c/o ex Chiesa S. Maria Maddalena. Scuola Media Alessandro Volta.

Roma: “Alla scoperta del nostro Pianeta” c/o sede INGV di Roma Via di Vigna Murata, 605.

Sulmona: “Terremoti: conoscerli per difendersi” c/o Teatro Comunale di Sulmona.

Benevento: “Le attività dell’INGV per lo studio dei terremoti”. Sede del Rettorato Univ. Degli Studi del Sannio, Sala ex Biblioteca.

Ariano Irpinio – Avellino: “Terremoti e rischio sismico nelle aree interne della Campania”. Auditorium Comunale.

Napoli: “Acqua e Fuoco, sensi ed intelletto” c/o INGV, sezione di Napoli Via Diocleziano, 128.

Palermo: “Acqua e Fuoco, sensi ed intelletto” c/o INGV, sezione di Palermo Via Ugo La Malfa, 153.

Catania: “Natura e tecnologia: i traguardi del terzo millennio nello studio dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche” c/o INGV, sezione di Catania, P.zza Roma, 2.

Sonia Topazio

Per maggiori informazioni: www.ingv.it
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C.S. del 14 marzo 2007


comunicato tutti


IL TERREMOTO DI CASAMICCIOLA DEL 1883: UNA RICOSTRUZIONE MANCATA


Mercoledì 7 marzo alle ore 17:00 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano, in Via Monte di Dio 14, Napoli, sarà presentato il libro “Il terremoto di Casamicciola del 1883: una ricostruzione mancata” a cura di Giuseppe Luongo, Stefano Carlino, Elena Cubellis, Ilia Delizia, Raffaello Iannuzzi, Francesco Obrizzo.

Ischia, con i Campi Flegrei ed il Somma-Vesuvio rientra nel sistema dei vulcani attivi della Campania. La conoscenza acquisita sui fenomeni naturali ed in particolare sugli effetti delle loro manifestazioni più intense, dovrebbe spingere a realizzare un’ impegnativa politica di prevenzione dei disastri. Purtroppo le comunità esposte non hanno pienamente maturato questo convincimento. Quindi, in assenza di esperienze dirette, chi vive nelle aree a rischio non pone la giusta attenzione al problema della sicurezza, e nel caso di Casamicciola la popolazione sviluppò una critica sterile alla ricostruzione, accontentandosi di acquisire i vantaggi del breve termine derivanti dalle scelte per l’emergenza, come ad esempio l’assegnazione di alloggi, anziché sostenere la rivendicazione di interventi che avrebbero reso il territorio più sicuro.

Interverranno: Paolo Gasparini (Università di Napoli Federico II), Benedetto Gravagnuolo (Università di Napoli Federico II), Giovanni Macedonio (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Napoli-Osservatorio Vesuviano); modera Franco Mancusi (Giornalista Scientifico). Saranno presenti gli Autori.

Di questo e di altri temi si parlerà mercoledì prossimo 7 marzo, sperando che la comunità ritorni a misurare il territorio pensando in modo globale ai processi che lo modellano, perché si faccia promotrice di quelle azioni necessarie alla riduzione dei rischi.

SONIA TOPAZIO
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C.S. del 5 marzo 2007


Cento anni fa nasceva Pietro Caloi, uno dei grandi sismologi del Novecento


Il 22 febbario 1907, a Monteforte d’Alpone, un piccolo paese della provincia di Verona, nasceva Pietro Caloi, uno dei più illustri sismologi italiani del XX secolo.

Sono gli anni in cui l’Italia fu segnata da alcuni dei più disastrosi terremoti della sua storia, quello della Calabria dell’8 settembre 1905 e quello dello stretto di Messina del 28 dicembre 1908.

Appena ventiduenne Caloi si laureò in matematica presso l’Università di Padova, dove si perfezionò in fisica e in astronomia l’anno successivo presso. Nel 1931 divenne assitente presso l’Istituto geofisico di Trieste, dove iniziò la sua attività di sismologo, collaborando all’installazione di una nuova stazione sismica presso l’Istituto con sismografi Wiechert e Vicentini, fra i migliori strumenti del tempo.

Furono gli anni, la seconda metà degli anni Trenta, in cui si assistette ad una progressiva e massicca fuga di cervelli dall’Europa, di cui anche la sismologia ebbe un esempio illustre: Beno Gutenberg, fra i più grandi sismologi della storia, emigrato dalla Germania nazista negli Stati Uniti nel 1930. Nel 1936, su incarico del CNR, presieduto da Guglielmo Marconi, Antonino Lo Surdo, fondò l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING), dal 1999 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e l’anno successivo invitò Caloi a farne parte, come geofisico principale.

Nel 1937, in virtù della libera docenza in sismologia conseguita nel 1935, Caloi iniziò un'attività didattica che, lungo un trentennio di insegnamento presso l'Università di Roma, gli consentì di appassionare alla sismologia centinaia di studenti, formando alcuni dei maggiori sismologi italiani.

Caloi è stato probabilmente il maggior sismologo italiano del XX secolo, anche se il suo carattere un po’ schivo e la sua abitudine a pubblicare prevalentemente in Italiano su riviste italiane non hanno contribuito molto a far conoscere ed apprezzare in modo ampio il suo contributo alla sismologia. Fu tra i pochi scienziati italiani a dialogare con i grandi sismologi mondiali del suo tempo, come Beno Gutenberg e Inge Lehmann, con la quale, nel 1952, fu tra i fondatori della European Seismological Society, tuttora attiva, di cui fu segretario e presidente. Ricoprì importanti incarichi in associazioni internazionali di geofisica e fu insignito di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Gli interessi scientifici di Caloi furono orientati soprattutto verso la sismologia, ma tanti altri campi della geofisica lo appassionarono: la fisica dell'interno della Terra; laghi e mari nel loro aspetto idrodinamico e termodinamico, la geodinamica delle grandi dighe e il loro controllo; i moti lenti della crosta terrestre; l’interazione tra atmosfera ed idrosfera con speciale riferimento alle acque alte nella laguna di Venezia; la microsismicità provocata e la microsismicità per gelo spinto; la filosofia della scienza, alla quale dedicò la parte più nascosta del suo amore scientifico.

Non c’è progetto nazionale di rilievo dagli anni Cinquanta agli anni Settanta che non lo abbiano visto protagonista, come testimoniano le carte conservate nel suo imponente archivio scientifico, messo a disposizione della comunità scientifica da parte degli eredi: il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, gli studi sulla subsidenza in Pianura Padana, il controllo delle grandi dighe, l’acqua alta di Venezia ecc.

Nel campo della sismologia teorica e applicata dedicò lunghe e approfondite ricerche alle onde di Rayleigh e di Somigliana; e così pure i suoi studi lo condussero, nel 1953, a proporre I'«astenosfera» all'attenzione degli scienziati, come uno strato, all'interno della Terra, responsabile di canalizzare l'energia sismica, rallentando la velocità di propagazione delle onde longitudinali e trasversali.

Basta scorrere il lunghissimo elenco delle sue pubblicazioni (oltre 200) per avere un'idea della poderosa attività scientifica che lo ha caratterizzato in ogni momento della sua vita.

Collocato a riposo per raggiunti limiti di età, nel 1972, continuò a lavorare instancabilmente pubblicando ancora dopo tale data i risultati dei suoi studi sulla zona di transizione tra mantello e nucleo, sull'esistenza di canali-guida di onde trasversali nel mantello superiore, sui micromovimenti di una faglia come attenuazione della sismicità locale o sui micromovimenti legati alla pressione atmosferica o di origine astronomica.

La storia scientifica di Pietro Caloi, erede e continuatore della lunga e prestigiosa tradizione sismologica italiana, si identifica e si confonde con quella dell’ING, l’istituto che contribuì a formare e se oggi l’INGV, con i suoi oltre 800 ricercatori e tecnici, è il più importante ente sismologico europeo e uno dei più importanti al mondo, lo si deve anche a lui. E qual è il modo migliore di ricordarlo e di mostrare la nostra riconoscenza se non quello di conservare e valorizzare le testimonianze materiali del suo lavoro e del suo pensiero scientifico? Per questo, da due anni l’INGV ha avviato un progetto articolato in cinque fasi: 1) riordino, catalogazione e parziale scansione digitale dei materiali dell’archivio (manoscritti, registrazioni strumentali, corrispondenza scientifica e album fotografici); l’edizione critica del suo più importante manoscritto inedito; la celebrazione quest’anno del centenario della nascita; l’istituzione di una borsa di studio intitolata a Caloi, da attribuirsi al miglior contributo italiano nell'ambito della sismologia teorica e la pubblicazione di un volume monografico celebrativo. Pietro Caloi ha seguito percorsi di ricerca, tutt’ora non esplorati completamente con la stessa profondità, e crediamo che la valorizzazione e la divulgazione del suo patrimonio di studi possano ancora contribuire in modo significativo alla ricerca sismologica.

Enzo Boschi
Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia


C.S. del 22 febbraio 2007


Conferenza Stampa EDURISK


Il 28 febbraio alle ore 10.00 presso la sede cittadina di Via Nizza, 128 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) presenta il DVD "Terremoti e città fantasma in Sicilia, un viaggio attraverso i luoghi della memoria”, realizzato dal progetto Edurisk.

Promosso dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e dall’INGV, Edurisk ha lo scopo principale di informare, far riflettere e costruire una coscienza che serva a proteggere dal rischio sismico e vulcanico: riconoscere i rischi e sapersi difendere.

Il progetto vuole essere veicolo di informazione e formazione, con materiali ed esperienze educative per la scuola italiana: un supporto per gli insegnanti per affrontare con i bambini e i ragazzi l’argomento terremoti e vulcani, con linguaggio semplice ed efficace.




SONIA TOPAZIO
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C.S. del 15 febbraio 2007


 IL CENTRO EUROMEDITERRANEO


Il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc) sarà il primo istituto italiano interamente dedicato allo studio del clima nel bacino del Mediterraneo, delle sue cause e conseguenze attraverso l’uso di potenti macchine di calcolo. Per questo motivo il Centro diventerà il punto di riferimento per la comunità scientifica italiana e un valido supporto per le decisioni di governance.

Ho il piacere di invitarti al convegno di presentazione del Centro che si terrà il prossimo 19 febbraio, presso la Sala del Tempio di Adriano, Piazza di Pietra a Roma.

Grazie a un centro di calcolo tra i più potenti d’Europa, le simulazioni numeriche sul clima permetteranno di costruire scenari molto accurati degli impatti sull’economia, sull’agricoltura, sugli ecosistemi marini e terrestri, sulle zone costiere, sulla salute. Al termine del convegno ci sarà un incontro con i giornalisti (h. 12.30), durante il quale saranno presentate in anteprima una serie di simulazioni animate prodotte dagli esperti del Cmcc che descrivono come sarà il Mediterraneo tra 100 anni. Le animazioni in qualità video verranno consegnate ai giornalisti al termine della conferenza stampa. Tutti i materiali stampa, comprese le animazioni, sono embargati fino alle ore 13 del 19 febbraio.

Il Centro è finanziato dal Governo italiano tramite il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Cmcc ha sede a Lecce ed è un consorzio di otto istituti di ricerca italiani: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), l’Università del Salento, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, l’Università del Sannio, il Consorzio Venezia Ricerche e l’Università di Sassari.



C.S. del 15 febbraio 2007


AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA


Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Capo dello Stato, ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” al Professor Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Boschi commosso ha dichiarato che tutto il merito è dei ricercatori dell’INGV, che hanno portato l’Istituto ai massimi livelli internazionali della ricerca.

Per info:
Sonia Topazio
Capo Ufficio Stampa INGV
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C.S. del 8 febbraio 2007


I colli albani


Il prossimo lunedì 29 gennaio alle ore 11:00 presso la sala conferenze della sede dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di via di Vigna Murata, 605 verranno presentati i risultati del rilievo digitale del cratere di Albano e l'analisi di stabilità dei versanti per la valutazione della pericolosità da frane.
L’attività vulcanica nei Colli Albani, dice Piergiorgio Scarlato, che coordina il progetto con il Dott Mario Gaeta dell’Università di Roma “La Sapienza”, è caratterizzata da cicli eruttivi con tempi di riposo di circa 45000 anni, indipendentemente dal tipo di eruzione occorsa. Studi condotti negli ultimi anni, continua Scarlato, hanno rivelato che il periodo trascorso dall’ultima eruzione è inferiore al tempo di riposo, per cui in base a quanto prima esposto, il distretto vulcanico è da considerarsi dormiente. Inoltre le manifestazioni geofisiche e geochimiche sono state interpretate recentemente come un segnale di “attività” del sistema vulcanico e costituiscono un problema per la popolazione residente.
L’analisi dei versanti e della batimetria del fondo del Lago di Albano ha permesso di individuare morfologie riconducibili a frane antiche che hanno coinvolto la parte subaerea e quella sommersa dei versanti interni del lago. Da qui la necessità di verificare se tali fenomeni possano generare tsunami, esondazioni del lago, valutare quali possano essere i fattori di innesco e accelerazione di queste frane e approfondire gli studi sui depositi che possano aver conservato traccia di eventi simili avvenuti in passato.
Il lavoro, frutto di una collaborazione tra l'INGV e l'Università di Roma La Sapienza, è stato svolto nell'ambito del progetto INGV-Dipartimento Protezione Civile che ha come obiettivo la valutazione dello stato di attività del Distretto Vulcanico dei Colli Albani.
Questi studi assumono non solo un interesse scientifico, ma anche un significato sociale.


SONIA TOPAZIO
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C.S. del 25 gennaio 2007